Islamica “nuova italiana” costretta a togliere il velo in aeroporto: “Sono stata discriminata. Denuncerò tutti”

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Ragazza islamica viene costretta a togliersi il velo e le coperture tradizionali durante i controlli antiterrorismo all’aeroporto di Orio Al Serio e fa la vittima con un video: “Sono stata discriminata, appena torno in Italia sporgo denuncia”. L’islamica giustifica il suo rifiuto a togliersi la giacchetta perché sotto “era smanicata”, infatti, secondo i trogloditi della “cultura” coranica, le donne non possono mostrare nemmeno un centimetro di carne “impura”, tanto meno possono mostrare i cappelli lunghi che potrebbero arrapare qualche maschio.

Scrive today.it: “Per la prima volta mi è stato chiesto di togliere i vestiti davanti a tutti. L’agente, nonostante la mia richiesta di andare in una stanza privata, pretendeva che io togliessi i vestiti davanti alle altre persone”. E’ quanto denuncia in un video su Facebook la presidente dell’associazione Giovani Musulmani d’Italia, Nadia Bouzekri, sostenendo di essere stata discriminata da un agente in servizio all’aeroporto di Orio al Serio.

Tutto è avvenuto durante i controlli di sicurezza. “Mi sono rifiutata di togliermi il velo e la giacchetta incriminata” ha spiegato la ragazza. “Il problema è che io questa giacca non posso toglierla perché sotto sono smanicata. Quindi dovevo per forza andare in una stanza”. Alla sua richiesta l’agente avrebbe però opposto un secco no. Non solo. A detta della giovane avrebbe avuto anche “da ridire” sul suo modo di vestire, invitandola a tornarsene “nel suo Paese”. “Ma il mio Paese è Milano”, afferma la giovane nel video. “Le persone non possono essere trattate come se fossero degli scarafaggi o degli insetti”.

E ora quei diritti Nadia intende farli valere: “Appena tornerò in Italia andrò da un legale a denunciare perché non esiste che io debba essere trattata in questo modo. Non esiste che davanti alle ingiustizie si stia in silenzio. La cosa più comica – conclude – è che sto andando a Bruxelles proprio per parlare di discriminazione al Parlamento europeo e dunque questo episodio cade davvero a fagiolo, ma soprattutto ti fa capire quanto sia impotente a volte il cittadino quando non viene ascoltata la sua voce”.

Lei comunque non ha subito in silenzio. Dopo l’accaduto, racconta, “mi sono recata alla polizia di frontiera. Gli agenti sono stati veramente molto gentili e cordiali. Anche loro mi hanno ribadito che c’è una famosa stanza nella quale si può andare per togliersi il velo piuttosto che un altro indumento. Quindi qui il discorso non è lamentarsi su come avvengono i controlli, qui si parla di diritti e vorrei che gli agenti li rispettassero”“

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