Per rinfrescarVi la memoria – L’Euro è la moneta unica tedesca. Senza l’Euro lo Stato Italiano risparmierebbe 8 miliardi l’anno. Lo dicono quei “complottisti” del Centro Studi Mediobanca!

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Per rinfrescarVi la memoria – L’Euro è la moneta unica tedesca. Senza l’Euro lo Stato Italiano risparmierebbe 8 miliardi l’anno. Lo dicono quei “complottisti” del Centro Studi Mediobanca!

Finalmente il re è nudo: qualcuno ha avuto il coraggio di dire apertamente che l’euro non è altro che un marco mascherato che serve unicamente alla Germania per portare avanti le sue politiche predatorie ai danni delle altre nazioni, così come teorizzato fin dal lontano 1700 dagli economisti mercantilisti.

Serviva l’arrivo di Trump alla presidenza degli USA, perché venisse squarciato definitivamente l’ipocrita velo che circonda la falsa moneta unica europea. Diciamo falsa, perché l’euro NON è una moneta unica, ma un semplice e ben più fallimentare rapporto di cambi fissi tra monete diverse. Detto in altra forma, non è vero che la lira, il franco francese, il marco, non esistono più: sono semplicemente spariti dalla circolazione, ma rimangono sostanzialmente operativi e sottostanti all’euro. Infatti, perché vi sia una vera moneta unica, servirebbe un unico debito pubblico europeo, una sola politica fiscale ed una politica redistributiva tra aree avvantaggiate e svantaggiate del territorio.

Se questo non avviene, come appunto nell’eurozona, siamo semplicemente in presenza di un rapporto di cambi fissi come quello tentato anni fa dall’argentina che aveva agganciato il valore del peso al dollaro. Il risultato fu un drammatico squilibrio nella bilancia dei pagamenti e la conseguente bancarotta del paese sudamericano. Esattamente quello che sta accadendo ai paesi “deboli” dell’area euro rispetto alla “forte” Germania che, proprio in virtù di questo fatto, li invade dei propri prodotti e non importa i loro.

L’accusa mossa dagli americani è quella di un euro che incarna il marco tedesco, troppo debole rispetto alla reale forza dell’economia tedesca, che in tal modo esporta eccessivamente negli Usa e negli altri paesi della zona euro.

Ora, se l’euro dovesse rafforzarsi sul dollaro, le economie più deboli, ed in particolare quella italiana, verrebbero travolte ed annientate, in quanto non riuscirebbero più ad esportare nemmeno quel poco che stanno facendo ora e con i consumi interni rasi al suolo dalle politiche di austerità imposte dalla Germania, l’unica strada sarebbe quella della bancarotta.

E questo gli americani, ed in particolare il nuovo ambasciatore presso la Ue, Theodore Roosvelt Malloch lo sanno benissimo, tanto da dichiarare che la Ue e l’euro potrebbero non durare altri 18 mesi.

Infatti l’unica salvezza per l’Italia, in uno scenario di rafforzamento dell’euro, sarebbe quello di uscire dalla moneta unica, ridenominare il debito nella nuova moneta (chiamiamolo ducato per non confonderlo con la vecchia lira) e dotarsi di una piena e compiuta sovranità monetaria, ovvero con la banca centrale prestatrice di ultima istanza (nulla di straordinario: la Banca d’Inghilterra, quella del Giappone e della maggioranza delle nazioni al mondo sono prestatrici di ultima istanza, ovvero acquistano titoli di stato del proprio paese stampando moneta).

Uno scenario già valutato dal centro studi di Mediobanca, che non è propriamente l’ultimo arrivato, il quale quantifica in 8 miliardi di euro di risparmio un’uscita dell’Italia dall’euro.

E per i cittadini, sarebbero pianti e stridor di denti? Vediamo di sfatare subito qualche bufala degli economisti à la carte, tipo la benzina a 15 euro il litro in caso di uscita dall’euro.

La moneta unica si è svalutata di circa il 30% rispetto al dollaro, che è la valuta con cui si pagano le materie prime a livello internazionale, che è all’incirca quanto si potrebbe svalutare la nuova moneta italiana. Ebbene, dovete forse fare il pieno con la carriola di euro o fare la spesa con un tir di banconote a causa dell’iper inflazione paventata dagli “economisti studiati”? No, anzi, il paese rimane tutt’ora in deflazione, ovvero i prezzi calano anziché salire.

Per calmierare i prezzi sarebbe sufficiente agire sulla fiscalità, riducendo accise ed imposte, in particolare quelle sui combustibili e l’IVA, portandola dal 22 al 18% ad esempio.

Viceversa, una moneta svalutata renderebbe i nostri prodotti più convenienti sui mercati internazionali e sul mercato interno, rendendo più difficile per i tedeschi vendere le loro macchine da noi e più conveniente per loro trascorrere da noi le ferie.

Rischio di dazi e ritorsioni da parte dei tedeschi? Imporre dazi sui prodotti provenienti da altri paesi, per loro che sono esportatori netti, sarebbe un boomerang micidiale. La loro economia si regge sulle esportazioni ed è evidente che se loro mettessero dazi sulle importazioni di prodotti americani o italiani, il giorno dopo scatterebbe la ritorsione contro di loro e sarebbero appunto loro ad avere la peggio.

Il punto, ora, è uno solo: si può puntare ad un’uscita ordinata dal rapporto di cambi fissi chiamato euro ed a smantellare progressivamente il mostro Ue per tornare ad una situazione più equilibrata, oppure si può tirare la corda fino a spezzarla, riducendo il continente europeo ad un cumulo di macerie.

Nel secolo scorso i tedeschi ci sono riusciti già due volte, non vorremmo che in occasione del centenario della fine della prima guerra mondiale, il governo tedesco che verrà a formarsi dopo le elezioni politiche di autunno, riuscisse nell’impresa di fare il tris. Per questo motivo diviene fondamentale che i popoli europei votino massicciamente i movimenti nazionalisti che vogliono liberarsi dal quarto reich e che la Germania venga messa nelle condizioni almeno di non nuocere.

Luca Campolongo

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